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27 Mar 2008, 11:30
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#1
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Dalla home, questo è lo spazio per i vostri post.
Ricordate un link all'immagine e l'indicazione dell'autore. rob LINK UTILI(linkback/trackback): |
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27 Mar 2008, 11:37
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#2
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ne ho molte.. troppe.. ma una in particolare mi è rimasta impressa. L'ho vista in una mostra presso l'Accademia di Belle Arti di Madrid.
![]() Bill Brandt - Belgravia 1951 -------------------- Online finalmente ThePicturist.com - invia il tuo reportage di viaggio!
Il mio flickr! Gears of war -> [ Oly E-510 + zuiko 12-60 f 2.8 - 4 + 14-42 + 40-150 + Fl-36 ] [ Adobe Lightroom ] |
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27 Mar 2008, 11:41
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#3
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Caro jeriko, la foto è splendida e c'è molto da dire. Ma, niente foto senza racconto, vedi articolo.
E' un lavoro un poco più impegnativo di un semplice post, ma da voi mi aspetto grandi cose |
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30 Mar 2008, 16:01
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#4
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“Razeteur Soars to Safety” di William Albert Allard - © National Geographic Society
--------- PREMESSA: Non inserirò in questo post né la foto né il link alla stessa, per evitare di contravvenire alle rigide restrizioni contenute nei “Terms of service” della National Geographic Society, detentore dei diritti. Utilizzate Google, cercando il titolo dell’opera: la troverete immediatamente. La National Geographic, sul suo sito, offre anche la possibilità di effettuare il download della foto con risoluzione 1024x768, da usare come salvaschermo. --------- E' stato davvero difficile scegliere una foto fra le tante che amo. Alla fine, però, ho optato per un’immagine di William Albert Allard pubblicata nel 1995 sul National Geographic Magazine. L’ho scoperta per caso, in Rete, soltanto qualche settimana fa e mi ha subito colpito per la sua immediatezza, la sua forza espressiva, la sua incredibile capacità di raccontare un evento. Ma l’ho scelta anche per fare quattro chiacchiere con voi su una tecnica tanto difficile quanto controversa: il mosso creativo. Perché difficile? E perché mai controversa? Provo a spiegarlo in due parole. Sulla difficoltà penso che siamo tutti d’accordo. Occorre cogliere l'attimo fuggente, selezionare il giusto tempo di esposizione per dosare alla meglio la quantità di mosso, scegliere la tecnica di ripresa più adatta alla circostanza: panning, zooming, lampo sincronizzato sulla prima o sulla seconda tendina, tutto-mosso ed altre ancora. Sono tecniche difficili da dominare e, nel loro uso, pare che sia indispensabile un pizzico di fortuna. L'affermazione che si tratti di una tecnica controversa, invece, è giustificata dall'enorme margine di soggettività che quasi sempre caratterizza il giudizio finale sui risultati ottenuti. Cosa significa mosso creativo? Come si distingue dal mosso di una foto sbagliata? Quanto incide la casualità sul risultato conseguito? Qual è la giusta quantità di mosso per ogni circostanza? Domande senza risposta, ovviamente, sulle quali però sarebbe interessante confrontarci. Voglio farvi una confessione: il mosso creativo è la mia bestia nera. Molte volte ho provato a cimentarmi in questa specialità ma ho smesso da tempo, in assenza di risultati apprezzabili. Forse anche per questo ho deciso di godere insieme a voi di questa grande interpretazione di Allard: un tutto-mosso ripreso durante una corrida a St. Rémy-de-Provence. Mi hanno raccontato che nella regione del Camargue le corride sono molto diverse da quelle spagnole, soprattutto per il fatto di essere meno cruente. Gli uomini vestiti di bianco in azione nell’arena sono i cosiddetti “razeteurs”, il cui nome deriva dal “razet”, l’attrezzo con il quale essi si aiutano per agganciare alle corna dell’animale delle coccarde colorate. Dopo aver raggiunto quest’obiettivo (o, almeno, dopo averci provato), i razeteurs scappano all’impazzata verso il recinto, cercando di saltarlo prima che sia troppo tardi. La didascalia di questa foto, sul sito del National Geographic, riporta lo spiritoso commento di un tifoso il quale, parlando dei razeteurs, dice: “più vicine sono le corna, più alto è il salto”. Se volete farvi un’idea su questi salti un po’ ridicoli ma, soprattutto, sull’ambiente in cui ha operato il fotografo, date un’occhiata <qui>: troverete un brevissimo filmato sulle “courses camarguaises”. Dopo questa lunga premessa, è giunto finalmente il momento di parlare della foto anche se, a dir il vero, una foto del genere parla da sola! Il primo interrogativo da porci è: si tratta o no di una grande foto? Io non lo so, ma nessuno può disconoscere il forte impatto emotivo che si prova osservandola. Il volo del razeteur inseguito dal toro è rappresentato splendidamente. E’ così realistico che ci sembra perfino di udire l’oooh del pubblico che segue la scena col fiato sospeso. La rappresentazione dell’animale non è da meno, con la sua poderosa carica che sta per infrangersi contro lo steccato ed il suo tentativo di frenata (notate gli schizzi del terreno sotto le zampe, come quelli che si vedono nei fumetti). E poi quegli sprovveduti spettatori che, essendosi avventurati troppo vicino al recinto, tentano goffamente di rimettersi in salvo arrampicandosi sugli spalti. Bella anche la presenza in primo piano, di spalle, degli altri razeteurs i quali, mentre il collega vola in aria, stanno forse pensando che presto arriverà il loro turno. Ma le sensazioni dell’osservatore vengono amplificate dalla formidabile potenza espressiva di un efficacissimo “mosso”, dosato con estrema sapienza, il quale fa apparire l’intera scena dannatamente concitata. Ma vi immaginate questa stessa foto scattata a 1/2000 di secondo, con la fotocamera inchiodata sul cavalletto? Forse sarebbe stata ancora una bella foto, ma avrebbe sicuramente perso gran parte del suo fascino, cessando di vivere, di pulsare. L’atmosfera di concitazione che pervade questo scatto è a mio avviso interamente dovuta all’effetto del mosso. Un mio amico artista diceva che le grandi foto sono quelle che continui a vedere dopo aver chiuso il libro: se vogliamo applicare questa definizione, non c’è ombra di dubbio che quella di Allard sia una grandissima foto. Prima di concludere, vorrei aggiungere un’ultima considerazione. E’ opinione diffusa che per alcuni generi fotografici d'azione (reportage, street photography, etc.) gli aspetti formali siano poco importanti. Al contrario, io ritengo che - almeno in linea di principio - l’applicazione delle regole compositive sia auspicabile in qualunque contesto e per qualunque tipo di ripresa anche se poi, nella pratica, non mancano molte apprezzabili eccezioni. Ebbene, anche sul fronte della composizione la foto di Allard appare impeccabile perché in essa tutto appare disposto nel modo migliore. Partiamo dai due soggetti principali: il toro e l’uomo volante. Essi occupano due dei quattro punti nodali dell’inquadratura giacendo sulla stessa diagonale del fotogramma che rappresenta dunque la direttrice di massima attenzione dell’osservatore. E la postura di questi soggetti? Semplicemente perfetta. L’uomo fermato nel punto più alto della sua traiettoria di volo, con le gambe aperte al massimo, come se stesse correndo nell’aria. Il toro, anch’esso ripreso nel momento migliore, con lo sguardo puntato diritto verso la preda rincorsa e mancata per un soffio. Analoghe considerazioni valgono per i soggetti minori: è come se i dettagli dell’inquadratura ed il ruolo dei singoli soggetti nella scena fossero stati studiati con la diligenza e la precisione di una foto fatta in studio. Come ciò sia stato possibile in uno scatto pensato ed eseguito in una frazione di secondo rimane un mistero. Fortuna o bravura? Chissà, ma di certo si tratta di magie che riescono solamente ai maestri. LINK UTILI(linkback/trackback): -------------------- ![]() |
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30 Mar 2008, 23:43
Messaggio
#5
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Ci ho messo un po' a trovarla, ma è stato divertente perchè ho scoperto i lavori di Allard (il ritratto alla donna siciliana con veletta a pois è grandioso). Non lo conoscevo e mi è piaciuto: ha un modo semplice, tradizionale e "robusto" di fotografare.
La foto che hai scelto si presta ad angolazioni di studio diverse. Il mosso divide, la ricchezza della scena accattiva (nell'era del minimalismo d'effetto è cosa rara) ...bella scelta. Rasateurs soars to safety...me l'ero immaginata diversa leggendo il tuo racconto. ...te la descrivo: immaginavo il rasateur a sinistra a due terzi del fotogramma, che salta a gambe aperte uno steccato. Dietro, ma a destra il toro che frena tra mille schizzi di fango. Entrambi frontali. Entrambi padroni della scena. Gli altri rasateurs sono a destra, in basso, ripresi dalle scapole in su, voltati. In poche parole, nella mia testa, l'inquadratura perfetta sarebbe stata questa (molto vicina, me ne rendo conto, alla tipologia di immagine schematica, fumettistica e diretta che ho più modo di vedere in giro). Quando ho trovato la foto sono rimasta un po' fredda. La scena è ripresa da lontano. Secondo me troppo lontano perchè si possa sentire il brivido. La concitazione. Rimani, appunto, un po' troppo spettatore...non ti sposti dalla tua seggiola da davanti il monitor, non sei portato nella scena. Ecco, secondo me il punto è proprio qui: il mosso dovrebbe farmi percepire l'azione, la corsa e la foga di quello che scappa e di quello che lo insegue. Allard è troppo lontano. Almeno, per come sono abituata ad intendere io il vicino. E non sono certa che sia il modo giusto. Mi fa piacere caro Giulio (ipotizzando che non ti chiami rs232...Giulio è un nome che mi sta simpatico) che hai scelto proprio rasateurs soars to safety... Anche il titolo meramente descrittivo infondo tiene alla larga chi si aspetta primi piani da azione estrema e spasmi di fatica supersaturi rob -------------------- |
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31 Mar 2008, 07:46
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#6
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il ritratto alla donna siciliana con veletta a pois è grandioso Lo ricordo copertina di un National Geographic di qualche decina d'anni fa, contenete un reportage sulla Sicilia (un po' oleografico a dire il vero, sia il reportage, che lo stile del fotografo. A mio avviso.) -------------------- |
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31 Mar 2008, 08:59
Messaggio
#7
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interessante questa discussione sul mosso creativo. apro un thread apposito nella sezione "tecniche di ripresa"
parliamone! LINK UTILI(linkback/trackback): -------------------- IL MIO SITO
www.alessandrosilipo.it *NEW LE MIE PUBBLICAZIONI Il numero 11 del WITNESS Journal Articolo - THE BIG APPLE Experience Roma - come trasformare un città d'arte in un laboratorio di innovazione culturale edito da Camera di Commercio di Roma Settimanale Diario, numero agosto 2007 Mensile "Il Fotografo" I MIEI REPORTAGE New York Budapest Siena, terra di tradizione Stabilimento abbandonato della Polizia di stato La Valencia di Santiago Calatrava Le mie foto su FLICKR GEAR LEICA M6 Canon 5D Leica D-Lux 3 *NEW[/color] Avatar by Pphoto |
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31 Mar 2008, 17:54
Messaggio
#8
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![]() C'è più o meno tutto. Il momento vero, il momento "costruito" e il momento di chi lo costruisce... E' un po' la perdita della verginità del fotografo. Messaggio modificato da sbesana il 31 Mar 2008, 17:57 -------------------- Ciao, Simone Besana
![]() Avatar: io. |
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3 Apr 2008, 09:29
Messaggio
#9
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Ci ho pensato un po' a questa foto.
Ti ha disilluso? Questo vuoi dire? Sono d'accordo: è un esempio di come non dovrebbe essere fatta una fotografia. In quel contesto, in una natura grezza, che ti circonda di fotografie a non finire non puoi fare il furbo e simulare una fotografia. Se è così sono d'accordo. Le foto possono anche disilludere. rob |
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12 Apr 2008, 13:37
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#10
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L'autore non è tanto conosciuto!
Ma quella foto per me ha significato qualcosa, forse una molla dentro che è scattata! Mi è sempre piaciuto far foto, questa foto ha risvegliato in me un modo do vedere le cose diverso! ![]() -------------------- Giuseppe Angelè
Macbook Pro 17" Intel Core Duo 2,16Ghz - iPod Nano 2g Nero 8Gb - iPhone 3g Nero 16gb Canon EOS 5D Mark II EF 17-40mm f/4 USM EF 24-105mm f/4 IS USM EF 50mm f/1.8 II EF 70-200 f/4L IS USM GOJCA'S FlickR My most interesting photos My photo gallery Supporta Tevac News: Tevac Photo | Tevac Photo Gallery |
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15 Apr 2008, 10:55
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#11
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?
gli voglio bene perché è pazzo!!! ha pure la macchia di polvere.... -------------------- IL MIO SITO
www.alessandrosilipo.it *NEW LE MIE PUBBLICAZIONI Il numero 11 del WITNESS Journal Articolo - THE BIG APPLE Experience Roma - come trasformare un città d'arte in un laboratorio di innovazione culturale edito da Camera di Commercio di Roma Settimanale Diario, numero agosto 2007 Mensile "Il Fotografo" I MIEI REPORTAGE New York Budapest Siena, terra di tradizione Stabilimento abbandonato della Polizia di stato La Valencia di Santiago Calatrava Le mie foto su FLICKR GEAR LEICA M6 Canon 5D Leica D-Lux 3 *NEW[/color] Avatar by Pphoto |
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15 Apr 2008, 11:01
Messaggio
#12
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? gli voglio bene perché è pazzo!!! ha pure la macchia di polvere.... Si un pazzo che dopo aver visto le sue nuvole ha speso ridendo e scherzando quasi 2500 euro in materiale fotografico (qui lo dico e qui lo nego)! -------------------- Giuseppe Angelè
Macbook Pro 17" Intel Core Duo 2,16Ghz - iPod Nano 2g Nero 8Gb - iPhone 3g Nero 16gb Canon EOS 5D Mark II EF 17-40mm f/4 USM EF 24-105mm f/4 IS USM EF 50mm f/1.8 II EF 70-200 f/4L IS USM GOJCA'S FlickR My most interesting photos My photo gallery Supporta Tevac News: Tevac Photo | Tevac Photo Gallery |
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15 Apr 2008, 13:45
Messaggio
#13
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Giuseppe, mai e poi mai avrei detto ..
... quando hai specificato che l'autore era poco conosciuto ho subito scartato alessandro! (2500???) |
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15 Apr 2008, 14:00
Messaggio
#14
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Giuseppe, mai e poi mai avrei detto .. ... quando hai specificato che l'autore era poco conosciuto ho subito scartato alessandro! (2500???) -------------------- Giuseppe Angelè
Macbook Pro 17" Intel Core Duo 2,16Ghz - iPod Nano 2g Nero 8Gb - iPhone 3g Nero 16gb Canon EOS 5D Mark II EF 17-40mm f/4 USM EF 24-105mm f/4 IS USM EF 50mm f/1.8 II EF 70-200 f/4L IS USM GOJCA'S FlickR My most interesting photos My photo gallery Supporta Tevac News: Tevac Photo | Tevac Photo Gallery |
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15 Apr 2008, 15:42
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#15
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ma avevi mai alzato lo sguardo? non avevi mai visto le nuvole prima?
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15 Apr 2008, 16:39
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#16
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ma avevi mai alzato lo sguardo? non avevi mai visto le nuvole prima? Forse non le avevo viste fotograficamente parlando o che a dir si voglia con l'occhio fotografico (prendetemi per pazzo) ma ora quando vedo delle belle nuvole come piacciono a me mi viene da ridere, osservo le cose in maniera diversa. Forse magari prima guardavo e basta! -------------------- Giuseppe Angelè
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16 Apr 2008, 12:07
Messaggio
#17
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ci scherzo sopra ma ti capisco perfettamente
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18 Apr 2008, 10:06
Messaggio
#18
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Presento la foto che mi ha cambiato la vita.
E' fatta a Scanno a fine anni '50. Il ragazzo è il fulcro della foto, è bello anche il contrasto tra la strada bianca e le donne coi mantelli scuri Giacomelli espresse al massimo il suo poco considerare l’inquadratura, la messa a fuoco, la perfezione tecnica di ripresa. Si concentrò sulla realtà, sulla gente, sulla campagna. Anche questa, come molte altre di Giacomelli, è lontana dalla purezza estetica ma è carica di un senso del reale e della vita. Rinunciando all’estetica Giacomelli presentò le sue immagini come la rappresentazione intima delle sue sensazioni ed emozioni. In questa immagine la fotografia si spoglia del suo essere documentazione diventando elemento di riflessione, diventando interiorità dove la realtà esterna è filtrata dalla sensibilità dell’autore. Disse Giacomelli: <Riscrivere le cose, dare alla fotografia una pulsazione nuova. Lo sfuocato, il mosso, la grana, il bianco dilatato e il nero chiuso, come un esplosione del pensiero per documentare l’interiorità e il dramma della vita>. Ciao, Mario
-------------------- iMac intel 20" - Olympus E1 Olympus E3 zoom 14-54 zoom 12-64 zoom 50-200 Vosonic X-drive
<< Chi sarebbe così insensato da morire senza aver fatto almeno il giro della propria prigione?>> |
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18 Apr 2008, 17:03
Messaggio
#19
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..sta cambiando la vita anche a me...
è soprannaturale. Oltre tutte le regole tranne una: la composizione. Forse la regola che è bene non trascurare nemmeno per slanci bohemiens. Soprannaturale ("bellissima" non si addice ad un esempio unico, non ripetibile) mi sembra l'aggettivo giusto. |
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18 Apr 2008, 17:29
Messaggio
#20
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Concordo a pieno titolo sul soprannaturale, considerato che mi sembra una di quelle fotografie di epoca Vittoriana che vorrebbero ritrarre (o semplicemente narrare) un qualche oscuro evento ectoplasmatico.
Concordo anche sul fatto che la totale casualità della composizione risulta un po' irritante, per la semplice possibilità di correzione che implicava (a volte la presunta spontaneità obbliga a sforzi maggiori di quelli necessari all'applicazione di un qualche criterio regolante). Per il resto non concordo su nulla - naturalmente nel pieno rispetto dell'opinione altrui e senza nessuna venatura polemica - considerando l'immagine un esempio di arte "a sottrazione", ovvero una di quelle produzioni dell'intelletto umano che assumono valore non per quello che sono o che rappresentano, ma per tutto quello che manca, e che l'osservatore ci mette di suo. E si sa che non c'è niente di più gradito a noi stessi che noi stessi, per l'appunto. Il buon Fontana ne sapeva qualcosa. Rimane che aldilà di questo esercizio di psicologia della percezione, come foto non riesco a darle nessun tipo di valore (o valenza), non più di quello che trovo in quelle carte con i cerchietti concentrici che se li osservi troppo a lungo sembra girino uno nell'altro. Ma forse è un limite mio... Ciao Marco -------------------- Cogli la prima Mela (ma occhio agli aggiornamenti).
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